Editoriale Social media

Lotta al terrorismo sui social

I social network nello specifico e la rete in generale sono definiti il 6° continente. Ed è proprio per mezzo della rete che il terrorismo cerca di farsi strada per far propaganda. Per questo motivo la guerra al terrorismo passa anche per i social network: dall’unione dei colossi del web Facebook, Twitter e Microsoft è sorto il GIFCT (Global Internet Forum to Counter Terrorism), un gruppo di lavoro il cui obiettivo è identificare e mettere in atto le migliori strategie per cercare di impedire ai terroristi l’accesso alle piattaforme di condivisione online.
Il primo passo per arginare il fondamentalismo islamico è il continuo monitoraggio di ciò che viene pubblicato sui social. Basti pensare che ogni singolo minuto Youtube riceve qualcosa come 300 ore di video. Questa immensa massa di dati viene analizzata grazie a sistemi di AI: Youtube blocca scene di violenza (ricorderete scene di decapitazioni caricate da fondamentalisti islamici, tempestivamente rimosse dalla piattaforma).
Facebook dal canto suo controlla la somiglianza delle immagini caricate dagli utenti con altre indicate come propaganda terrorista e blocca gli account più espliciti. Ma bloccare gli account pericolosi non basta, sappiamo bene che creare un nuovo profilo sui social è estremamente semplice e di solito per farlo è sufficiente una nuova casella email.

Gli intenditori del GIFCT si servono dell’analisi del finger print per scovare gli utenti sospetti. Parliamo di una sorta di impronta digitale che ogni device collegato alla rete lascia dietro di sé. Tutti i dati prodotti si incanalano e vengono codificati in una sequenza univoca, definita hash, che identifica il dispositivo che si collega a un social a prescindere dall’account utilizzato.
Un altro fattore importante, nella lotta al terrorismo, è il tempo. Youtube è riuscito a rimuovere in soli sei mesi oltre 150.000 video di propaganda estremista in tempi che variano tra le 24 e le 48 ore.
Ultimamente la nuova frontiera della propaganda risulta essere la messaggistica istantanea: l’isis e i suoi seguaci hanno iniziato ad utilizzare telegram per scambiarsi messaggi e contenuti senza alcuna paura di essere intercettati grazie alla crittografia messa a punto per proteggere la privacy degli utenti.
Anche twitter non è esente da “attacchi terroristici”: una delle prime tattiche per fare propaganda è stata quella dell’utilizzo di hashtag popolari, non affini al fondamentalismo islamico, ma utili per attirare una cerchia maggiore di utenti e creare contenuti virali.
Da queste nostre riflessioni è emerso che il terrorismo è una guerra di comunicazione che si serve dei social per fare propaganda.

Ma non c’è soltanto il lato oscuro dei social: i vantaggi derivanti dai social sono molteplici e possiamo riassumerli in questo modo.
1) Permettono di accorciare le distanze e raggiungere utenti ubicati in qualsiasi parte del mondo
2) Eliminando la barriera spaziale, aumentano la possibilità di conoscere persone che nella vita reale non avremmo mai potuto incontrare.
3) Se usati nel modo corretto, permettono una maggior diffusione di cultura e di notizie. In qualsiasi momento si possono reperire notizie in tempo reale.
4) Permettono anche uno scambio di opinioni: la piazza virtuale è il luogo non luogo che ha soppiantato i caffè del secolo scorso. Possiamo stare comodamente sul nostro divano e commentare o leggere opinioni altrui su qualsiasi argomento.
5) Ultimo, ma non per importanza, i social stimolano nuove possibilità di business (pensiamo ad esempio alle fashion blogger che si servono di instagram per tenere aggiornate le proprie followers su novità in fatto di viaggi, moda, etc…). Molte aziende si servono dei social per fare pubblicità ai loro prodotti e per far conoscere i loro servizi. In questo modo aumentando la visibilità e la reputazione, ops, volevo dire web reputation, possono ottenere un’impennata di vendite nel mercato.

Noi tutti siamo ormai diventati social, essi sono lo specchio della nostra vita: è lì che pubblichiamo foto, che postiamo idee e contenuti, che ci confrontiamo e conosciamo persone nuove, ed è lì che puntiamo per migliorare il nostro business. Se prese con le giuste precauzioni, queste piattaforme non possono che migliorare la nostra vita.

La gente vuole andare su internet e curiosare sugli amici. E allora facciamo un sito che dia a tutti quello che vogliono: foto, profili, magari cerchi qualcuno che hai conosciuto a una festa. E non parlo di un sito per cuori solitari, io parlo di prendere l’intera esperienza sociale del college e metterla in rete!
The social Network – 2010