Editoriale Tecnologia

Robot nel mirino degli hacker

Una scena che ricorda “Odissea nello Spazio 2001” di Kubrick quella che è accaduta ai ricercatori dell’Università di Washington: Herb2, uno dei robot da loro costruiti, si attiva d’improvviso e inizia a parlare: “Ciao dagli hacker”.
I responsabili dello scherzo erano a migliaia di chilometri di distanza, a Rhode Island presso i laboratori della Brown University. Naturalmente l’intento della squadra di ricercatori non era quello di spaventare i colleghi di Washington, ma dimostrare quanto possa essere semplice e, di conseguenza, pericoloso prendere le redini di un robot.

Tenendo conto del fatto che i robot ormai sono ovunque, lavorano in hotel come receptionist, come fattorini, sono impiegati per la sicurezza stradale e sono di supporto negli uffici, il problema non è da prendere sotto gamba.

Ma perché i robot sono così tanto vulnerabili? A detta degli esperti tutto questo deriva da ROS – Robot Operating System, un insieme di framework per lo sviluppo e la programmazione di robot, che viene utilizzata per la programmazione delle macchine.
Questo software però non è abbastanza sicuro ed è dunque abbastanza facile per un tecnico riuscire a controllare da remoto il robot.
L’idea di attacchi da parte di hacker contro i robot è una possibilità reale alla quale bisogna fare molta attenzione. Pensiamo soltanto che nel 2018 si stima che i robot impiegati nelle fabbriche di tutto il mondo arriveranno a quota 1,3 milioni, destinati a crescere ulteriormente.
Alcuni robot possono essere monitorati a distanza semplicemente con l’utilizzo di internet. E siccome i robot verranno impiegati sempre di più per lavorare a contatto con gli esseri umani non si può sottovalutare la possibilità che un attacco venga messo in atto per causare danni fisici ai lavoratori che lavorano a stretto contatto con queste tecnologie.

Sarà questo il terrorismo del futuro? Ci auguriamo che l’utilizzo di robot possa essere messo al servizio dell’uomo senza rappresentare una minaccia.