Editoriale

Smart Working: Lavoro agile

Se vi dicessi che in un futuro non remoto potreste diventare agili come gazzelle nel lavoro senza stare inchiodati in ufficio, cosa mi rispondereste?

Smart working. Esatto, risposta corretta! Questo tipo di lavoro “agile” permette di migliorare e alzare il livello produttivo sfruttando la tecnologia.

Lo smart working è una modalità di svolgimento delle mansioni lavorative che non prevede vincoli di tempo e luogo.

 

COME È NATO LO SMART WORKING

L’avvento delle nuove tecnologie ha permesso la diffusione dello smart working, in particolare internet e la rete wifi. Tutto ebbe inizio negli States, per poi espandersi a macchia d’olio nel resto del pianeta. Gli strumenti necessari per diventare perfetti smart worker sono un computer e una connessione internet.

Partiamo dal presupposto che lo smart working non differisce dai lavori svolti in ufficio per quanto riguarda diritti e doveri del datore e del lavoratore. I contratti di lavoro agile possono essere stipulati sia nel pubblico che nel privato e il contratto di smart working è, a tutti gli effetti, un contratto di lavoro dipendente.

Precisato questo concetto, cerchiamo di capire in che modo il lavoratore può stando a casa o magari su una spiaggia paradisiaca, portare avanti il proprio lavoro in completa autonomia. Naturalmente la modalità dipenderà dalla dotazione tecnologica, ma il tutto viene semplificato se l’azienda utilizza cloud computing, in cui tutto ciò di cui si ha bisogno per lavorare si trova su server. In questo modo ovunque vi troviate avrete la possibilità di accedere a dati e software aziendali.

 

QUANTO SIAMO SMART IN ITALIA?

In Italia siamo ancora troppo poco smart, questo è ciò che emerge dai dati relativi all’applicazione della legge n.81 del 2007 sul lavoro agile, come ci ha anticipato ItaliaOggi: https://www.italiaoggi.it/news/dai-primi-dati-lo-smart-working-si-rivela-un-flop-2266548

Crediamo che le motivazioni siano da ricercarsi in un’eccessiva prudenza delle aziende e dei lavoratori. Spesso, erroneamente, si considera l’allontanamento dal posto di lavoro come il preludio al licenziamento, oppure lavorando da casa si ha paura di non riuscire più a scindere la vita privata da quella lavorativa.

Ciononostante l’Italia si sta muovendo, seppure lentamente, verso il lavoro agile. La città simbolo dello smart working è Milano con 300mila lavoratori smart, pari all’8% degli occupati, percentuale frutto del rapporto “il lavoro a Milano” realizzato da Assolombarda insieme a Cgil, Cisl e Uil. Se però Milano è un esempio per la nostra penisola, resta indietro se paragonata alla media degli altri paesi europei dove la percentuale è del 18%. In Francia i lavoratori smart sono infatti il 24%, in Germania il 13% e in Spagna il 12%.

Per concludere, possiamo asserire che puntare sul lavoro agile permette di puntare sui risultati piuttosto che sulla presenza dei lavoratori in sede e sul miglioramento della qualità della vita di questi ultimi. Le parole chiave sono: autonomia, flessibilità e ottimizzazione di strumenti, tecnologie e spazi di lavoro.

Ci auspichiamo che nel futuro si abbandoni del tutto la timbratura del cartellino di fantozziana memoria e si punti a una connettività continua per essere più produttivi e, soprattutto, più felici.