Editoriale

Marketing e pubblicità negli studi legali

L’avvocato può farsi pubblicità? Qual è il limite per fare comunicazione al pubblico e alla clientela?

L’avvocato non può fare pubblicità in senso stretto, è concessa la comunicazione al pubblico che, a differenza della pubblicità, è più “soft” perché deve evitare la comparazione, non deve fare riferimento al prezzo e deve essere sottile e priva di iperboli.

Quando è stata permessa la pubblicità per l’avvocato?

Nel 2012 la legge di disciplina forense (Legge n. 247/2012, art. 10) ha permesso l’utilizzo della pubblicità; ciononostante sono ancora pochi gli studi legali a farne uso, sia perché ancorati a una vecchia idea dello studio legale secondo cui esso è totalmente staccato dal marketing e dall’autopromozione, sia per paura di suscitare antipatie o pettegolezzi tra colleghi.
Questo concetto obsoleto deve però essere abbandonato, perché un professionista se vende una prestazione sta, seppur involontariamente, facendo uno scambio commerciale e ha bisogno di farsi pubblicità per incrementare la sua rete di clienti.

Fino a questo momento gli avvocati sono stati restii ad utilizzare forme di comunicazione e di marketing diretto. Nella maggior parte dei casi, per poter ampliare la clientela si è puntato sul classico passaparola o su articoli e pubblicazioni.

Ma oggigiorno, uno studio legale che voglia dirsi veramente competitivo deve allinearsi con le leggi del mercato e mettere in pratica strategie di marketing.
Vediamo ora, partendo dalla legge di riforma dell’ordinamento forense, fin dove può spingersi la pubblicità per l’avvocato.

• È consentita all’avvocato la pubblicità informativa sulla propria attività professionale, sull’organizzazione e struttura dello studio e sulle eventuali specializzazioni e titoli scientifici e professionali posseduti.
• La pubblicità e tutte le informazioni diffuse pubblicamente con qualunque mezzo, anche informatico, debbono essere trasparenti, veritiere, corrette e non devono essere comparative con altri professionisti, equivoche, ingannevoli, denigratorie o suggestive.
• In ogni caso le informazioni offerte devono fare riferimento alla natura e ai limiti dell’obbligazione professionale.
• L’inosservanza delle disposizioni del presente articolo costituisce illecito disciplinare.

Qualsiasi mezzo di comunicazione è ammesso, purché si rispettino i principi di verità, correttezza, trasparenza, segretezza e riservatezza.

Come fare un buon marketing?

Inizialmente è bene che lo studio legale si serva di un logo personalizzato. Questo permetterà al cliente di riconoscere e ricordare lo studio grazie all’immagine che molto più facilmente viene immagazzinata nella nostra memoria.
Successivamente, come spesso abbiamo ripetuto nei nostri articoli, la campagna pubblicitaria dovrà spostarsi sul web: è utile avere un proprio sito web, funzionante ed aggiornato; un profilo linkedin dove intrecciare rapporti con altri professionisti del mestiere; scrivere articoli o anche rilasciare interviste a giornali o radio locali.

La pubblicità soft che contraddistingue l’avvocato, dovrà essere fatta con un linguaggio chiaro e di facile comprensione. Questo perché bisogna tener conto a quale target ci si sta riferendo: i clienti che verranno nel vostro studio magari non conoscono il linguaggio giuridico e preferiscono di sicuro un messaggio che sappia spiegare in modo semplice concetti molto complessi.

Riassumendo possiamo sicuramente affermare che un buon logo, un buon messaggio e uno studio legale 4.0 sono la chiave per il successo.