Editoriale

Intelligenza artificiale: la Cina si piazza al primo posto

In fatto di intelligenza artificiale la Cina non vuole essere seconda a nessuno. Uno studio portato avanti dal politecnico di Zurigo evidenzia come il colosso asiatico sorpasserà gli Usa nel giro di due anni.

 

Prima di entrare nel vivo della questione è bene cercare di capire cosa si intende quando si parla di Intelligenza Artificiale. Tenendo conto del settore informatico possiamo asserire che la AI – Artificial Intelligence è la disciplina che si occupa di realizzare hardware e software capaci di agire in autonomia, di risolvere problemi, di compiere azioni e di ovviare al problema dell’errore umano.

 

Torniamo ora alla potenza asiatica che si piazza al primo posto in materia di Intelligenza Artificiale. Ciò desta non poche preoccupazioni, specialmente negli Usa, perché, “l’intelligenza artificiale può essere utilizzata sia a scopi civili che militari“. Un ulteriore rischio è l’obiettivo, dichiarato della Cina, di utilizzare questa tecnologia per “mantenere la stabilità sociale”. Basti pensare che la fissazione del paese per la videosorveglianza, ha portato ad installare 176 milioni di telecamere di sorveglianza, cui se ne aggiungeranno altre 450 milioni entro il 2020. Tutto questo sfocerà in un sistema di sorveglianza globale e, addirittura, alcune città hanno introdotto sistemi per valutare il comportamento delle persone utilizzando videocamere, informazioni da database governativi e dati personali da internet. Il progetto appare ambizioso e autoritario al tempo stesso: Il Washington Post cita documenti ufficiali in cui il network di sorveglianza viene definito «onnipresente, totalmente connesso, sempre in funzione e completamente controllabile».

 

Vi dice nulla il romanzo di George Orwell 1984? L’occhio del Grande Fratello ci sorveglierà 24/h e controllerà a tappeto le nostre vite? Ricordo che quando lo lessi ai tempi del liceo rimasi colpita da questa frase: «Nulla vi apparteneva, se non quei pochi centimetri cubi che avevate dentro il cranio». Una frase che oltre a far paura, fa pensare a una tendenza autoritaria e a una perdita quasi totale dell’imprescindibile libertà umana. Un controllo continuo e onnipresente può avere effetti sia positivi che negativi: sicuramente limiterà di molto la criminalità e permetterà di tenere sott’occhio gli individui sospetti, ma, al tempo stesso, questa dittatura onnisciente porterà a un futuro cupo e spaventoso.

 

L’intelligenza artificiale può però essere applicata anche ad altre discipline, come ad esempio la robotica: Pechino ha avviato una politica di sostegno alle aziende attive nel settore AI che punta a far diventare il Paese leader internazionale entro il 2025, insistendo soprattutto su robotica intelligente, veicoli autonomi, realtà virtuale e aumentata. Per questa data il governo stima di riuscire a portare il valore delle principali imprese cinesi di AI a circa 400 miliardi di yuan, pari a circa 63 miliardi di dollari.

I principali settori di traino della robotica cinese sono l’industria elettrica ed elettronica. In questi comparti, nel 2016, sono state installate 30 mila unità robotiche, un terzo delle quali fornite da produttori locali che hanno raddoppiato le loro vendite.  Anche l’industria automobilistica, che però ha perso il ruolo di leadership, rappresenta un fattore di impulso della domanda di robot.

Pechino si prefigge di raggiungere il numero di 150 robot per ogni 10 mila lavoratori entro il 2020. Un obiettivo stabilito dal piano nazionale decennale “Made in China 2025” con cui la Cina pensa di rafforzare il suo sistema produttivo per poter diventare una potenza manifatturiera globale.