Editoriale

Il rapporto (non) idilliaco tra avvocati e digitale

La tecnologia avanza, il digitale incalza, l’intelligenza artificiale risulta essere sempre più sofisticata e, dunque, crediamo sia arrivato il momento di riflettere su come gli avvocati stanno vivendo questo cambiamento.
Non possiamo negare, ahinoi, che il rapporto tra giuristi e digitale sia tutt’altro che idilliaco e che ancora oggi ci siano molte riserve nell’utilizzo e nella comprensione delle innovazioni tecnologiche.
Vi sarà sicuramente capitato di sentire frasi del tipo: “questa tecnologia non ha fatto altro che complicarci la vita!”, oppure “Era tutto più semplice quando si usava la carta”.
Non possiamo pretendere che il mondo si fermi, la società si evolve e va sempre più verso il digitale e le professioni calate in questo presente devono adeguarsi e adattarsi al frequente cambiamento in atto. Potremmo dire che la società ora è digitale e il sistema giudiziario ha seguito le sue orme e si è lasciata trascinare dalla corrente del fiume digitale.

La bravura dell’avvocato, oltre che nel difendere il suo assistito, sta anche nell’essere un perfetto prometeo moderno, capace di sottomettere la tecnologia al suo volere e “sfruttarla” per migliorare il proprio lavoro e diminuire il proprio sforzo
Già con il processo civile telematico, che il mese scorso ha spento quattro candeline, la professione forense è cambiata e gli avvocati stanno facendo passi in avanti importanti. Questo soprattutto perché la tecnologia non è più soltanto materia di ingegneri, tecnici e uomini di scienza, ma è diventata ormai di uso comune. Tutti noi ogni giorno abbiamo a che fare con il digitale: inviamo pec, facciamo bonifici telematici, colloqui via skype, ordiniamo la cena a domicilio con un semplice click e via dicendo.

L’avvocato, dunque, se vuole rimanere calato nel presente deve evolversi quotidianamente per migliorare se stesso, le sue prestazioni e per dare il buon esempio alla categoria d’appartenenza: “La rivoluzione digitale è tale perché la tecnologia è divenuta un ambiente da abitare, una estensione della mente umana, un mondo che si intreccia con il mondo reale e che determina vere e proprie ristrutturazioni cognitive, emotive e sociali dell’esperienza, capace di rideterminare la costruzione dell’identità e delle relazioni, nonché il vissuto dell’esperire.” Musica per le nostre orecchie quelle dello psichiatra Tonino Cantelmi che ben sottolineano quanto la tecnologia si sia insinuata nella nostra mente e sia diventata un vero e proprio ambiente in cui vivere.

Richard Susskind, uno dei più noti teorici del futuro dei servizi legali, autore di 9 libri e cronista del Times, ha parlato di come si sono evolute le professioni giuridiche negli ultimi anni e quale sarà la rivoluzione che li attende. Nel suo ultimo libro “The Future of the Professions: How Technology Will Transform the Work of Human Experts” fa un’analisi delle professioni odierne in declino e descrive i sistemi che le sostituiranno. In soldoni Susskind sostiene che le professioni attuali sono antiquate e non più accessibili e afferma che “i sistemi sempre più capaci” (il digitale e la tecnologia) cambieranno radicalmente il modo in cui le competenze professionali sono condivise.
Nel 2008 scrisse addirittura un libro dal titolo “la fine degli avvocati” per evidenziare il fatto che l’avvocato odierno sarà costretto a rimodellarsi e a reinventarsi per stare al passo con i tempi. La tecnologia diventerà fondamentale per lo svolgimento delle quotidiane attività di uno studio legale. Quindi a non esistere più sarà l’avvocato tradizionale, ma emergeranno nuove figure professionali con maggiori competenze informatiche. Potete dunque tirare un sospiro di sollievo!
Ma siamo pronti a questa rivoluzione? Ci sono gli strumenti per metterla in atto in un futuro non troppo lontano? In Europa le scuole di specializzazione non sono mutate dagli anni ’80 ad oggi e si sta investendo poco per diventare digitali. La musica cambia se facciamo una capatina oltre Oceano, in America infatti esistono alcune law school in cui la tecnologia fa parte del piano di studi e permette di acquisire competenze informatiche.

Siamo fiduciosi nei confronti dei cosiddetti “nativi digitali”, la nuova generazione cresciuta a tablet e biberon che, quasi sicuramente, vivrà questa rivoluzione del digitale con nonchalance e padroneggerà la tecnologia con estrema facilità. Per il momento, caro avvocato, se sei al passo con i tempi non hai nulla da temere, perché molti passi sono stati fatti per migliorare il lavoro dell’uomo, non per eliminarlo.