È richiesta la querela di falso per la RAC?

by Francesco Posati 1.182 views0

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Luca Sileni ci segnala sul sito Sistemiamolitalia.it la pronuncia della Cassazione n. 15305/2016 del 21/07/2016 sul valore probatorio della Ricevuta di Avvenuta Consegna della Posta certificata

Di fronte alla RAC sarà sempre ammessa la prova contraria

La Corte infatti conclude che…

Erroneamente la corte d’appello ha ritenuto che per superare l’attestazione contenuta nella RAC fosse sempre necessario proporre querela di falso, dovendo invece applicarsi il principio a tenore del quale nelle notifiche telematiche a mezzo della posta elettronica certificata, richieste dal cancelliere dell’ufficio giudiziario ai sensi dell’art. 15, coma terzo, 1.fall., la ricevuta di avvenuta consegna generata automaticamente dal sistema informatico del gestore di posta elettronica certificata del destinatario costituisce prova dell’avvenuta consegna del messaggio nella sua casella, pure suscettibile di prova contraria a carico della parte che intende contestarne il contenuto, senza necessità di proporre querela di falso.

Nel caso di indirizzo PEC intestati a soggetti diversi la stessa Corte così ha rilevato:

La notifica telematica si ritiene perfezionata nei confronti del titolare dell’indirizzo di PEC – ancorché lo stesso sia contemporaneamente riferibile a più soggetti -, nel momento in cui risulta emessa la RAC da parte del suo gestore di posta elettronica certificata.

Del tutto irrilevante… la circostanza che [omissis] avesse comunicato al registro delle imprese il medesimo indirizzo PEC, sia per l’impresa individuale poi fallita che per altra società di capitali di cui era comunque amministratore

Leggi testo completo della Sentenza

Cassazione-Sentenza-15037-16

Quali sono le caratteristiche della PEC?

In generale ricordati che la Posta Elettronica Certificata:

  1. Fornisce al mittente la prova dell’avvenuta spedizione di un messaggio.
  2. Procura al mittente la prova che ad una determinata data e ora il suo messaggio di PEC è effettivamente pervenuto all’indirizzo elettronico del destinatario
  3. Consente anche di certificare il contenuto dei messaggi (v. art. 6, comma 4, del D.P.R. 11 febbraio 2005 n. 68), a differenza della Raccomandata AR [cfr. Corte di Cassazione, sez. III, n. 10021/2005
  4. Conferisce la datazione certa a qualsiasi documento informatico.
  5. Non attribuisce, però, la paternità di un documento informatico inviato o allegato al messaggio di PEC, al mittente dello stesso messaggio.
    La paternità di un documento è infatti riconosciuta solo con l’apposizione sul documento stesso di una specifica firma elettronica, ma non è giuridicamente corretto assumere che il file allegato ad una email di PEC sia implicitamente attribuito al mittente. Questo, aspettando il nuovo CAD dopo l’eIDAS…

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